Il Costume Tradizionale Femminile di Piana degli Albanesi rappresenta, senza dubbio alcuno, l'identità culturale di questa colonia fondata nel lontano 1488.

Contrariamente a quanto si possa pensare il nostro Costume non arriva in Sicilia cosi come oggi lo vediamo ma nel XVIII secolo viene radicalmente trasformato rendendolo il simbolo immutato della nostra identità fino ai giorni nostri.  

Il valore indentitario del nostro costume è molto forte perché oltre a rappresentare più di cinquecento anni di storia come colonia greco-albanese in Sicilia è anche uno straordinario documento etnoantropologico che condensa in se anche gli aspetti legati al rito greco-bizantino, ancora professato in Piana degli Albanesi.

 

LE ORIGINI

Nel cercare le origini del costume femminile di Piana non si deve dimenticare che esso, anche se in un ambito ristretto, ha subito nel corso di cinque secoli varie trasformazioni. Non solo varie par ti di esso sono state usate in occasioni differenti nel corso dei secoli, ma sono mutate in dimensioni, nella ricchezza dei ricami, nei tessuti e nel modo di indossarle.
Per trovare le origini è dunque stato necessario guardare le stampe di Houel del 1700, di Vuiller o ai più antichi atti dotali che menzionano tale costume sin dal sedicesimo secolo.
Il fatto cha a Palazzo Adriano (paese di origine albanese) veniva normalmente usato questo tipo di costume sicuramente sino alla fine del 700 fa pensare ad una origine comune, ma identificare questa con l'Albania non è del tutto accettabile o almeno non come la unica. Infatti se è vero che, vicina alla sfera di influenza bizantina, l'Albania ha risentito, sin dalla fine del primo millennio, del fascino e della bellezza dei vestimenti in uso alla corte di Bisanzio essendone prova l'uso di ricami d'oro e di pietre preziose
sia nelle vesti che nei parametri sacri, è anche vero che dal 1400 anche l'Italia era entrata in rapporto con questa cultura e questa ricchezza, in special modo, tramite Venezia. Ed è anche vero che in
Italia nel 500 e 600 si possono osservare abiti di gran dame italiane ritratte dai migliori pittori dell'epoca in abiti del tutto simili alle nostre ntzilone. 

L'ampia gonna raccolta in vita da numerose piegoline, ad esempio, fu lanciata nel campo della moda dell'Europa di allora da De Medici . La famosa "Formarina" di Raffaello è un esempio di come le maniche attaccate al corpetto tramite laccetti che lasciano sbuffare ai lati la camicia siano state un indumento tipico del 500 e che il velo portato in vario modo ritorna in incisioni veneziane del 600. 

Il costume dell'Albania invece prima dell'invasione turca aveva un taglio retto e leggermente svasato simile a quello medievale anche se ricco in qualche esempio di ricami d'oro dunque molto distante da quello arbëreshe. 

La moda italiana del 500 e 600 che a sua volta ha subito influssi orientali è dunque il terreno da cui si attinse per dar vita a questo costume in special modo a quello oggi da sposa ma un tempo (sicuramente sino alla fine del 700) usato come normale abito di gala. Mentre importanti spunti si hanno osservando il presepe storico della reggia di Caserta, si nota infatti che le (kurorë) fasce di rete d'oro lavorate a tombolo ornano numerose gonne dei personaggi femminili settecenteschi. Ciò è un esempio di quanto forti siano gli influssi siculo-campani nell'altro tipo di completo femminile formato da gonna ornata da kurorë con giubbino e mantellina. 

Inoltre tutti ricordano l'Annunziata di Antonello Da Messina e la sua cerulea mantellina la quale è diventata un capo fondamentale del costume arbëreshe, chiaramente arricchita nel luogo come al solito di ricami d'oro. Allo stesso modo si può trovare il prototipo della camicia ricamata e dal bavero ricadente sulle spalle nella camicia spagnola e senza particolari ricerche ci si accorge che il giubbino (gipuni) anche per la sua etimologia è chiaramente un capo siciliano. Uno dei capi più particolari e sicuramente originale è la keza (copricapo femminile) un tempo era usato da tutte le donne che ne possedevano più di uno sia per le feste che per i giorni feriali.
Oggi questo è stato caricato di un simbolismo nuovo, quello del peso della responsabilità familiare e viene indossato solo il giorno delle nozze.
 

I GIOIELLI
Parte integrante del costume sono inoltre i gioielli. La cintura in argento (Brezi) in primo luogo. Esso è il risultato dell’evoluzione della cintura in argento orientale tramite il progressivo ingrandimento e modificazione del disegno della placca frontale. 

I brezi più antichi hanno infatti la placca piatta e sbalzata senza traforazioni. Orecchini con pendenti (pindajet), crocetta con pettorale (krikja e kurçets), anello di diamanti grezzi (domanti) collana a doppio filo di pietre di granata chiusa in più punti da sfere di filigrana, sono la parure che completa l'abito.
Questi gioielli d'oro rosso a volte smaltato che si riscontrano nella gioielleria siciliana del 600 e 700 dove rubini smeraldi e diamanti tagliati rozzamente sono montati a notte, si possono osservare ormai solo a Piana in special modo il giorno di Pasqua. Mentre è interessante notare che in un dipinto di A. Durer 1505 la giovane donna veneziana ritratta porta al collo il tipico rusari.

IL COSTUME NEGLI EVENTI 

Le schede che seguono su ogni tipo di costume tradizionale legano ciascuno di essi a vari momenti della vita delle donne di Piana, dalla quotidianità al matrimonio.
Tutto ciò appartiene ormai al passato. Infatti anche se i costumi vengono tuttora tramandati da madre a figlia e conservati gelosamente hanno perso il loro legame con gli eventi, non sono più abiti ma costumi con tutto ciò che tale termine implica. La perdita progressiva di questo legame ebbe inizio negli anni venti, quando la nuova moda europea introdusse i vestiti pratici e leggeri liberando le donne (investite di nuovi ruoli sociali) dalle ampie ed ingombranti gonne. L'adeguamento alla moda però non è stato per la donna di Piana immediato. Le giovani furono le prime ad indossare i nuovi abiti abbandonando nella giovinezza l'abito giornaliero (ndcellona) ma riabilitandolo in piena maturità. Negli anni trenta e quaranta incominciò a cadere in disuso l'abito da mezza festa. Per andare a messa infatti si preferirono i nuovi abiti specie quelli mandati dall'America dai parenti emigrati nei decenni precedenti, mentre le donne nate dopo il quaranta hanno indossato i costumi tradizionali (eccetto quello giornaliero) solo in occasioni particolari qual i battesimi, matrimoni, sopratutto la Pasqua, non rispettando però in genere l'attinenza del costume con l'evento celebrato. Solo i l costume da sposa è rimasto legato all'evento forse per la grande particolarità di esso.

l fatto che questi abiti così ricchi e preziosi abbiano fatto parte dei corredi di gran parte delle donne da marito di Piana anche se le "ntsilone" sono state sempre rare ) , non deve far pensare a una smoderata ricchezza delle famiglie di Piana le quali a dir il vero versavano in cattive condizioni sopratutto nel 800 e inizi 900. La produzione quasi ininterrotta di essi si deve invece attribuire alla grande abilità artigianale delle donne del luogo nel trasformare la seta (mola) o i l velluto e l’oro (in fili, in lenticiole e in canatiglie) importati da Napoli in raffinati e preziosi abiti usando il tombolo o il telaio o semplicemente l'ago, come si fa per l'arricciatura delle maniche delle camicie e per i merletti a punto d’ago.

tratto dal documentario "idea di un'isola" di Roberto Rossellini, girato a Piana degli Albanesi nel 1967

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