Il Risorgimento

Lungo il XIX secolo maturavano anche in Sicilia quegli umori rivoluzionari e risorgimentali che preparavano l’unità nazionale italiana e gli arbëreshë di Piana non mancarono di esercitarvi un proprio ruolo. La loro partecipazione alle fasi più incisive dei moti risorgi­mentali siciliani e nazionali si caratterizzò con un deciso sostegno politico e militare. Già nel 1820 e nel 1847 numerosi pianioti avevano dato vita a comitati segreti rendendosi promotori di diverse iniziative volte a suscitare un più diffuso senti­mento patriottico. Tuttavia fu nel 1860 che i pianioti re­sero il loro maggior servigio al movimento risorgimentale ospitando nel loro paese gli “emissari mazziniani” Rosolino Pilo e Giovanni Corrao giunti in Sicilia per preparare lo sbarco garibaldino. Durante i giorni della loro permanenza a Piana, nonostante le minacciose ingiunzioni delle autorità borboniche, i rivoluzionari pianioti oltre a nasconderli, li aiutarono nell’avviare i contatti con i comitati patriottici dei paesi circostanti. In seguito, avvenuto lo sbarco a Marsala, Piana ospitò i garibaldini fornendo sostegno logistico, vettovagliamenti e un sicuro riparo strategico[5].

I Fasci dei Lavoratori

Un altro momento significativo della storia degli arbëreshë pianioti coincise con le vicende dei Fasci dei lavoratori che, verso la fine del XIX secolo, interessarono la Sicilia ed ebbero risonanza nazionale ed internazionale. I Fasci furono un movimento politico-sindacale, il primo della storia europea ad ispirazione so­cialista, che cercò di avviare profonde trasformazioni nei rapporti di produzione con lo scopo di migliorare le misere condizioni dei contadini siciliani.

Il Fascio dei lavoratori (Dhomatet e gjindevet çë shërbejën) di Piana, diretto da Nicola Barbato, uno tra i più prestigiosi e colti dirigenti dell’intero movimento, era certamente tra i meglio organizzati.

I contadini e i piccoli proprietari, iscritti, erano diverse migliaia, di cui circa 1.500 donne. Quest’ultima evenienza, sorprendente per quei tempi, ebbe larga eco nella stampa nazionale dell’epoca.

Il movimento fu rapidamente e sanguinosamente represso dal governo italiano, allora paradossalmente guidato da Francesco Crispi, anch’egli siculo-albanese ed ex alunno del Seminario greco-albanese di Palermo.

Gli effetti socio-culturali dei Fasci non si esaurirono con la loro soppressione, ma, perpetuando gli insegnamenti di Nicola Barbato, lasciarono ampia, e ancora viva, traccia nella storia e nella cultura di Piana.

E proprio intorno alla pietra che porta il nome di Barbato, a Portella delle Ginestre, a pochi chilometri dal paese, il 1° maggio del 1947 il bandito Salvatore Giuliano sparò contro i contadini inermi che vi celebravano la Festa del lavoro.

[5] G. Costantini, Sessanta giorni di storia della venuta di Rosolino Pilo in Sicilia alla presa di Palermo,. Palermo, 1860; S. Petrotta, I siculo-albanesi nel Risorgimento in V centenario della fondazione di Palazzo Adriano, Palermo, 1983.

[6] G. Schirò, Te dheu i huaj, Palermo, 1900, p. 78; M. Sciambra, Le epi­grafi sepolcrali esistenti nella chiesa di Palazzo Adriano in Shêjzat (Le Pleiadi), IX, 1965, nn. 5-8, pp. 206-210.

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